Conosciamo gli autori

Robert Ervin Howard nasce a Peaster, cittadina del Texas ai margini del deserto, il 22 gennaio del 1906.
Howard è uniformemente riconosciuto come il padre di quel sottogenere fantastico che fu definito da Fritz Leiber Sword and sorcery nel 1961. Il padre dello scrittore, Isaac Mordecai Howard è il medico condotto della contea mentre la madre, Hester Jane Ervin, è una casalinga di origine scozzese. Gracile e dalla costituzione debole, è oggetto delle prepotenze dei compagni di scuola. Per interrompere questa spirale, decide dunque di iniziare a praticare con dedizione diversi sport, massimamente body building e pugilato, sviluppando un fisico imponente. All’età di diciannove anni, Howard pubblica il suo primo racconto “Spear and fang”, sulle pagine del celebre pulp magazine Weird Tales. Nel 1927 conclude il suo corso alla Payne Accademy, ottendendo il diploma. Nell’agosto del 1928, su Weird Tales, esce “Red Shadows”, nel quale compare il suo primo personaggio seriale, il cupo spadaccino puritano Solomon Kane. Lo stesso H.P. Lovecraft, che diverrà poi amico di Howard, apprezzò molto il racconto lodandolo con altri scrittori, e caldeggiando le sue opere agli editori. Nel numero d’Agosto di Weird Tales del 1929, esordisce il personaggio di Kull di Valusia, pietra angolare dell’opera howardiana e
prototipo del successivo Conan il barbaro. Proprio dal racconto “Il Regno Fantasma”, secondo lo scrittore e critico Lin Carter (del quale un racconto inedito sarà contenuto nel primo numero di Lost Tales N.d.E.), prenderà origine il genere Sword and Sorcery (secondo altri, con il precedente “Red Shadows”). Ma è forse il 1932 che cambia la vita di Howard perchè, proprio nel dicembre di quell’anno,
Weird Tales pubblica “The Phoenix on the Sword”, il primo racconto che ha come protagonista Conan il barbaro. Nel 1934, conosce Novalyne Price Ellis, un’insegnante, con la quale intreccia una relazione di natura soprattutto intellettuale. L’anno successivo, alla madre di Howard viene diagnosticato un male incurabile, e questo incrina profondamente la serenità e la lucidità dell’autore. Durante la primavera del 1936, presta alla madre assistenza continua piegandosi nel corpo e nello spirito. In maggio, sottoposto a pesante stress, interrompe la sua relazione con Novalyne Ellis. L’11 Giugno 1936, la madre entra in coma. Ormai distrutto nella psiche, Howard si inoltra nel deserto del Texas, in auto. Nel mezzo del nulla, estrae la sua pistola e si spara alla tempia. Lascia un messaggio di due righe, nella sua macchina da scrivere: “Tutto è andato, tutto è finito: ponetemi al rogo; / La festa è terminata e le lampade si estinguono.”

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