A cura di Andrea Berneschi

Parte II

Forme, dimensioni, colori, un mondo immaginario senza confini. Bastano questi elementi a spiegare il successo planetario raggiunto dai Masters of the Universe negli anni ’80? Non ancora.
In questa seconda puntata esaminerò altri tre aspetti che li caratterizzano.

Meccanismi

Non sono personaggi di plastica immobili. Il piacere che offrono non è legato esclusivamente alla consistenza del materiale di cui sono composti, o ai loro colori: a volte, premendo un pulsante, scatta qualcosa: le gambe o il collo si stirano, un’arma segreta è rivelata, vengono fuori dalle orbite occhi da lumaca.

Non tutte le action figure dei MOTU nascondono un meccanismo, ma quando c’è, sa far colpo. I creativi della Mattel hanno esplorato innumerevoli possibilità: personaggi che spruzzano acqua, che si allungano, che hanno ingranaggi visibili, ruote, ventose, pezzi intercambiabili, esplodono, si ammaccano e tornano nuovi; facce che ruotano (Man-E-Faces), busti che ruotano (Sy-Klone), fino alla creazione di vere e proprie trottole umane (Rotar e Twistoid): innegabilmente brutte, purtroppo.

Niente meccanismi per i primi otto personaggi, se si eccettua la molla che hanno nel  busto, capace di scattare per portare un pugno (assente in Teela); solo armature, scudi e armi. Al massimo, fino alla fine del 1981, un ragazzino poteva sbizzarrirsi con la fantasia togliendo l’armatura gialla a Mer-Man e facendola indossare a He-Man, o provando quella di Man-At-Arms, completa di schiniere e manica, su Beast-Man. Non credo però che questo passatempo fosse molto diffuso, prova ne é che andando avanti con gli anni le armature rimovibili diventano sempre meno: 8 nel 1982 (la totalità dei personaggi), 2 nel 1983, 5 nel 1984 (su dodici: meno della metà), 3 su tredici nel 1985, nemmeno una nel 1986 e 1987.

Nel secondo anno di vita dei MOTU le molle di Ram Man e le teste da freak di Man-E-Faces e Tri-klops inaugurano invece una tendenza che si manterrà stabile nel tempo.

Qual è il gruppo più dotato di meccanismi interni? Non sono i “buoni”, né gli amici di Skeletor, né l’Orda; è quello, viscido e traditore, degli Uomini Serpente.

(Mi chiedo se i progettatori conoscessero l’opera di W. S. Burroughs. In molti romanzi di questo scrittore vengono ipotizzati nuovi tipi di arma: fruste che terminano in bisturi affilati, bastoni animati, cerbottane, fucili senza calcio e senza grilletto, flagelli in acciaio flessibile intrisi di veleno di medusa… E i protagonisti non usano questi oggetti per puro sadismo o gusto dello splatter, ma per avere una possibilità di sopravvivenza in più nei pericolosi scenari in cui si muovono, che siano il vecchio West o le “Terre Occidentali” dell’aldilà. Perché un’arma nascosta è sempre più pericolosa di una immediatamente visibile).

Le funzionalità interne dei MOTU sono la ciliegina sulla torta della loro appetibilità. Se nel 1986 sei un bambino puoi forse resistere a un rospo antropoide muscoloso di plastica; solo se sei particolarmente stoico rimarrai indifferente davanti a un rospo antropoide muscoloso di plastica viola e blu con guanti neri; nessuno poteva invece resistere a un rospo antropoide muscoloso di plastica viola e blu con guanti neri e in grado di far uscire dalla bocca una lingua velenosa.

 L’unica cosa che i MOTU non possono fare è trasformarsi del tutto; quando ci provano (King Hiss, Stonedar, Rokkon) ottengono in genere un effetto grottesco; su questo terreno non possono competere coi più o meno coevi Transformers, importati in Europa e negli States dal 1984.

Icasticità

Provate a inventarli voi, gli abitanti di un pianeta alieno.
Adesso.
Forza, sto aspettando.
Attenzione, però: questo non è un libero esercizio di fantasia. Siete obbligati a rispettare cinque regole.

 

 

  1. Devono essere molto diversi da ogni giocattolo esistente e dai personaggi dei fumetti e del cinema.
  2. Non saranno né troppo mostruosi (niente zombie putrefatti, né diavoli cornuti o mutanti deformi) né troppo poco (non siamo a Disneyland).
  3. Evitate ogni riferimento a temi “adulti” quali sessualità, politica, religione, droga, malattie incurabili, etc.
  4. Tenete conto che le industrie ne ricaveranno delle action figure in plastica e che queste saranno maneggiate dai bambini.
  5. Le action figure devono risultare particolarmente irresistibili a quelli nella fascia che va dai quattro ai dieci anni.

Facile, no? 

Muscolarità

Tutti sono muscolosi, nel mondo dei MOTU. Che si tratti di buoni e cattivi, di rettili, uomini-puzzola o robot, le circonferenze dei bicipiti rimangono le stesse. È così normale tra loro essere dei campioni di body building, che si può pensare sia un dettaglio di scarsa importanza nel caratterizzare un individuo.

Possono esistere dei mingherlini (dei “secchi”, direbbe qualcuno) su Eternia? Beh, ci sono le donne, alle quali evidentemente sviluppare i deltoidi non interessa. C’è Orko. Ci sono quelli della nuova serie (Blade, Saurod), è vero, ma possiamo davvero considerarli nel corpus dei Masters?

Perché questi muscoli? Vivono forse su un pianeta dalla gravità doppia rispetto a quella terrestre? Oppure è una questione genetica, nascono già così e nemmeno hanno bisogno di allenamento. O magari noi tutti ignoriamo la tragedia nascosta dei Masters, la fatica che fanno per mantenere la forma fisica: passano metà delle loro giornate in palestra, assumono proteine e ormoni in quantità industriale.

I muscoli dei MOTU sono il loro elemento cardine, quello che più li caratterizza, e che li rendeva infinitamente attraenti per alcuni bambini, ma altrettanto detestabili per altri. Anche molti adulti di oggi guardano con sospetto questi personaggi, per le loro forme ipertrofiche. A cosa servono quei muscoli? A intimidire i più deboli?

Assolutamente no.

Chi ha giocato con l’action figure di He-Man non poteva non considerarlo un uomo  intelligente, empatico e perfino saggio. Tutte le puntate del cartone si chiudevano con una sua pacata riflessione; come poteva essere un violento?

Va detto esplicitamente: nonostante la stupida leggenda urbana sulla croce della sua armatura (ricorderebbe, secondo alcuni fresconi, un simbolo della “Fratellanza ariana”), He-Man non è un fascista, e non potrà mai esserlo. Così come non possono esserlo i supereroi Marvel. Perché questi personaggi vivono a loro agio in un mondo multietnico, difendono i diritti dei più deboli, e anche se possiedono chele e pistole laser e spade magiche preferiscono far parlare per prima la voce della ragione, ricorrendo alla forza solo in casi estremi.

Dirò di più. Per un lungo periodo, agli occhi dei bambini italiani degli anni ’80 He-Man e i suoi amici hanno rappresentato il sogno di una mascolinità positiva e solare, contrapposta a tutta una serie di immagini e di segni che venivano diffusi quotidianamente sia nella televisione che nel linguaggio comune.

Era un mondo molto diverso da quello attuale.

La morale cattolica, che era egemone, insegnava: porgi l’altra guancia. Se a scuola ti picchiano, prendile in silenzio e prega che abbiano voglia di smettere. E comunque il corpo va disprezzato quello che conta è solo andare in Paradiso dopo che sei morto. Studia, non correre. Vuoi ancora due o tre merendine?

I padri di destra, e pure quelli di sinistra, volevano che un bambino di sesso maschile si facesse innanzitutto rispettare. Erano disposti a perdonare molte cose a un politico, purché non si dimostrasse debole. Erano anni di scontri, di terrorismo, di guerra fredda. I genitori davano per scontato che i figli, prima o poi, avrebbero dovuto affrontare momenti difficili. Ti ha preso in giro? E tu che hai fatto? Sì, ma tra i due, chi ne ha date di più?

Nelle scuole si insegnavano i valori della pace e della tolleranza, ma non esistevano programmi contro il bullismo: se dieci ragazzi più grandi ti prendevano di mira, in fondo, anche per gli insegnanti, un po’ era colpa tua.

I muscoli dei MOTU rappresentavano in questo desolante panorama qualcosa di nuovo.

Non erano segnali di violenza e di oppressione, ma di pura forza vitale.

Né cristiani né anti-cristiani, sbeffeggiavano l’armonia classica delle statue greche, gli eroi forzuti e accigliati dei manifesti elettorali, la retorica militare dei soldatini, la pettinatura leccata e i vestiti formali di Big Jim; risultavano infinitamente più interessanti di qualsiasi eroe dei film d’azione.

Erano la cultura Pop, in una delle sue più perfette incarnazioni: coi suoi veleni e  controveleni, portatrice di ironia, ambiguità, stereotipi e cliché, di aperture a nuovi  immaginari e di molte altre caratteristiche, tutte nascoste sotto la sua accattivante superficie.

foto dalla collezione privata di Andrea Berneschi

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